Il Gusto di Scrivere - La Scrittura del Gusto -- Aforismi

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GLI SCRITTORI   Molto popolare

Genere : SCRIVERE


Autore : Frederick Forsyth

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Testo :

«Dopotutto, gli scrittori sono creature strane, specialmente se cercano di guadagnarsi da vivere scrivendo. E questo per vari motivi. Il primo è che uno scrittore vive metà della sua vita dentro la propria testa. In quel minuscolo spazio vengono creati o cancellati interi universi, o probabilmente entrambe le cose. Le persone nascono, lavorano, amano, lottano, muoiono e vengono rimpiazzate. Le trame vengono concepite, sviluppate, cambiate, portate a compimento oppure abbandonate. È un mondo completamente diverso rispetto a quello che sta oltre la finestra. Per i bambini, sognare a occhi aperti è motivo di rimprovero, per gli scrittori è indispensabile. Ne deriva un bisogno di lunghi periodi di pace e di tranquillità, spesso nel silenzio più assoluto, senza neppure una musica dolce in sottofondo, e per questo è necessaria un’assoluta solitudine, la prima delle ragioni che sta dietro la nostra stranezza. Se ci pensate, con l’abolizione dei guardiani dei fari, scrivere è l’unica occupazione che dev’essere intrapresa in assoluta solitudine. Altre professioni permettono la presenza di un collega. Il comandante d’aereo ha il suo equipaggio, l’attore il resto del cast, il soldato i suoi commilitoni, l’impiegato i suoi colleghi intorno al boccione dell’acqua. Solo lo scrittore chiude la porta, stacca il telefono, abbassa le tapparelle, e si ritira da solo in un mondo tutto suo. L’uomo è un animale gregario, lo è sempre stato fin dai tempi dei cacciatori-raccoglitori. L’eremita è una figura rara, strana, talvolta misteriosa. Vi può capitare di vedere uno scrittore in giro per la città, a una cena, a una festa, affabile, socievole, persino allegro. Attenzione: quella è solo una metà di lui. L’altra metà è distante, distaccata, osserva, prende nota. Questa è la seconda ragione della nostra stranezza: l’estraniamento compulsivo. Dietro la sua maschera, lo scrittore osserva. Sempre. Non può farne a meno. Osserva, analizza, prende mentalmente nota, immagazzina frammenti di conversazione e comportamenti per utilizzarli in seguito. Gli attori fanno lo stesso, per gli stessi motivi: per utilizzarli in seguito. Ma lo scrittore può usare solo le parole, più rigide del set di un film o di un palcoscenico, con i suoi colori, movimenti, gesti, le espressioni del volto, la scenografia e la musica.L’assoluta necessità di una solitudine prolungata e il perenne estraniamento da quello che Malraux chiamava la condizione umana spiegano perché uno scrittore non riesca mai ad essere parte di ciò che lo circonda. L’appartenenza implica scoprirsi, conformarsi, obbedire. Uno scrittore, invece, deve essere un solitario e dunque sempre un outsider.» -- Frederick Forsyth, L'Outsider, Il romanzo della mia vita, Mondadori, 2015



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