Contenuti in evidenza

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La parola Pasqua deriva dall'ebraico Pesach, che significa passare oltre, tralasciare. Un passare oltre che permette di rinnovare lo spirito, le emozioni, la fede.
Questo periodo mette a dura prova non solo la nostra salute, ma anche le nostre certezze, i nostri progetti, i nostri sogni. Abbiamo bisogno di speranza, di fiducia, di lasciarci alle spalle questo tempo, di riprendere il nostro viaggio con maggior coraggio, passando da un periodo oscuro a un periodo di rinnovamento.
Non è facile, non lo sarà. Prenderà del tempo. Ma alla fine ci riusciremo. Sono sicuro che quando torneremo alla normalità, non sarà più lo stesso, saremo diversi, ma forse migliori.
Chissà, forse ci sarà un nuovo rinascimento, qualcosa che farà rivivere una sensibilità, una vitalità diversa, forse più creativa, ma soprattutto più solidale. 

Buona Pasqua
Gaetano Taverna - www.cucinet.com - Il Gusto di Scrivere - La Scrittura del Gusto

 


 



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Aiutiamo l'Associazione Kim Onlus che sta vivendo un'emergenza nell'emergenza.
Dal 1997 l’Associazione Kim onlus si occupa – in completa gratuità – di accoglienza, tutela e ospedalizzazione di minori italiani o stranieri gravemente ammalati, che vivano in condizioni di disagio economico e sociale, spesso provenienti da Paesi in guerra o da Paesi senza strutture sanitarie adeguate. Segue il minore, accompagnato dalla madre, in tutto il percorso: dalla richiesta d’aiuto all’ingresso in Italia se straniero, ai contatti con gli ospedali, e ospita e sostiene il nucleo famigliare nel suo centro di accoglienza.
La situazione è drammatica perché gli ospedali sono saturi e molti interventi programmati per i bambini sono stati rinviati. I rientri nei Paesi d’origine sono sospesi per via dei blocchi aerei, le permanenze in Casa di Kim si allungano e i costi per l’accoglienza salgono a dismisura. In queste condizioni l’Associazione KIM rischia di fermarsi. I BAMBINI RISCHIANO DI RIMANERE SOLI, SENZA AIUTO.
Si può contribuire con un bonifico (IBAN: IT35Y0200803284000102791608) oppure online cliccando qui o sull'immagine.
Grazie per quanto potrete fare.



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Il mio contributo per ricordare che viviamo in un Paese bellissimo messo a dura prova. Niente e nessuno però potrà fermarci e presto torneremo a suonare e a ballare nelle piazze.




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Il coronavirus non sta colpendo soltanto la nostra immunità fisiologica, ma soprattutto la nostra umanità. Il covid-19 ci sta isolando, ci tiene lontani dagli affetti, dalle amicizie, da quello che ci ha sempre distinto come esseri viventi: la socialità. L’uomo è un’animale sociale, lo siamo sempre stati fin dall’inizio e senza “l’altro”, siamo nessuno.

Abbiamo bisogno di percepire il contatto fisico dell’”altro”, abbiamo bisogno della sua mano, del suo respiro, dei suoi abbracci, del suo sguardo.
Il problema è che il bastardo ha trovato terreno fertile nell’isolarci, perché di fatto prima del suo arrivo, vivevamo già isolati, se non del tutto, direi spesso e volentieri. Gli attuali strumenti tecnologici di comunicazione, telefono, chat, social, video, ecc., ci impediscono quel contatto fisico di cui abbiamo bisogno come fosse del cibo. È accaduto che nel tempo ci siamo assuefatti a questa situazione e, magari in maniera inconsapevole, abbiamo ritenuto che possiamo fare a meno del contatto con l’”altro”.



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« La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri. E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri. Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili, di finire alla mercé di chi ci sta di fronte. Non ci esponiamo mai. Perché ci manca la forza di essere uomini, quella che ci fa accettare i nostri limiti, che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto. Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà. Mi piacciono i barboni. Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore. »



Contenuti in evidenza Le ragazze di Kobane. Sono donne, sono curde, sono le partigiane del terzo millennio. Oggi sono ancora piú sole.

 
"Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano, tutte le porte.
Io vado madre.
Se non torno,
la mia anima sarà parola
per tutti i poeti."

Abdullah Goran, poeta Curdo



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Il film racconta la storia dello scoutismo italiano, la intreccia alle grande vicende storiche dell’Italia prerepubblicana e prova a centrare la propria narrazione su valori oggi fortemente in crisi, ma quanto mai necessari come la partecipazione sociale e quella politica. Nel corso del ventennio fascista tutte le associazioni giovanili vengono chiuse per decreto del duce, compresa l’associazione scout italiana. Un gruppo di ragazzi decide di dire di no e fonda le Aquile Randagie: giovani e ragazzi, guidati da Andrea Ghetti detto Baden, e Giulio Cesare Uccellini detto Kelly, che continuano le attività scout in clandestinità, per mantenere la promessa: aiutare gli altri in ogni circostanza. Il gruppo scopre la Val Codera, una piana tra gli alberi segreta e impervia a poche ore da Milano, e ne fa la sua base. Il fascismo non li ignora, li segue, li spia, ma ostacoli e violenze non fermano le Aquile. Dopo il 1943, i ragazzi danno vita al Movimento Scout clandestino che supporterà la Resistenza fino alla fine della guerra.
Presentato in anteprima a Giffoni 2019, dove ha registrato un successo di pubblico e critica, “Aquile Randagie” arriva nelle sale italiane con un’uscita-evento dal 30 settembre al 2 ottobre.

Cliccare qui per un approfondimento storico sulle Aquile Randagie


cliccare qui o sull'immagine per visualizzare il trailer ufficiale
e le info sulle sale cinematografiche



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"Dall’America all’Europa all’Italia sembra uscire allo scoperto, fomentato da politici e media irresponsabili e amplificato dai pareri espressi sui social media, un clima aperto di razzismo e xenofobia, come se l’espressione di odio razziale nei confronti dei migranti o delle minoranze, anche con linguaggi e gesti violenti, non fosse più un tabù ma una legittima opinione." Scrive così Vittorino Andreoli, famoso psichiatra italiano nonché scrittore e poeta. Le parole di Andreoli mi hanno colpito molto e mi hanno ricordato "Er nemico", una famosa poesia di Trilussa che, pur scritta nel 1919, appare  drammaticamente attuale.



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[Virgilio, Eneide, Libro I 538-543]: "Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae; bella cient primaque vetant consistere terra.
Si genus humanum et mortalia temnitis arma, at sperate deos memores fandi atque nefandi.”

 "In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge. Ma che razza di uomini è questa? Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia; che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra.
Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli dèi, memori del giusto e dell’ingiusto."



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Ho voluto aderire al Manifesto per la costituzione di una lista unica delle Forze Politiche e Civiche Europeiste alle Elezioni Europee 2019. Si tratta di una grande occasione per coinvolgere il più ampio numero di cittadini a un progetto che possa contrastare l'antieuropeismo e il sovranismo illiberare che si sta diffondendo in Italia e non solo.

« Per la prima volta dal dopoguerra esiste il rischio concreto di un’involuzione democratica nel cuore dell’Occidente. La battaglia per la democrazia è iniziata, si giocherà in Europa, e gli esiti non sono affatto scontati.
L’obiettivo non è conservare l’Europa che c’è, ma rifondarla per riaffermare i valori dell’umanesimo democratico in un mondo profondamente diverso rispetto a quello che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni.
Le forze da mobilitare per la costruzione della nuova Europa sono quelle del progresso, delle competenze, della cultura, della scienza, del volontariato, del lavoro e della produzione. »

 

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