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L'ISPETTORE DE GUSTIBUS INCONTRA FRANCESCO PARRILLA DELL'AZIENDA CALABRESE



L'ISPETTORE DE GUSTIBUS INCONTRA FRANCESCO PARRILLA DELL'AZIENDA CALABRESE "LA TENUTA DEL CONTE"

Salve,
sono l’Ispettore De Gustibus e sto investigando sui personaggi che popolano il mondo dell’enogastronomia.
Oggi voglio indagare su chi si cela dietro la viticoltura, su quegli alchimisti del gusto che trasformano la dolce uva in nettare di...vino. Vediamo se riusciamo a conoscerli meglio...

 

Allora, mi dica il suo nome e quali sono le Sue origini.

Francesco Parrilla, viticoltore classe 1936, le cui origini sono radicate in Cirò, oggi Cirò Marina, ove la mia Famiglia ha da sempre vissuto e ha intrapreso la coltivazione dei propri vigneti.

Come si chiama la Sua Azienda e dove si trova esattamente.

Tenuta del Conte è un'azienda di proprietà, ha iniziato la commercializzazione del vino ottenuto dalla trasformazione delle proprie uve autoctone con un nome curioso, in parte, e per altra parte riprende l’antica appartenenza di tipo feudale dei terreni sui quali sono impiantati i vigneti, nella zona classica della DOC Cirò: più esattamente in località Ponta del comune di Cirò.

 

Brevemente, mi descriva la Sua Azienda, partendo dalla sua storia.

“Passione per la vite”, questo è il motto personale che scaturisce dalla tradizione di famiglia, riguardo alla coltivazione della vite.
Ho sempre curato il territorio salvaguardando l’ambiente sul quale sono impiantate le mie viti, le stesse viti ed il frutto quale conseguenza produttiva di tutta la passione dedicata all’intero contesto dell’azienda agricola di famiglia.
Originariamente, le uve fresche di raccolta prodotte sono state in parte vendute ad altre cantine: prima quella sociale (della quale ero socio) e poi - quando quella sociale non ha più operato, purtroppo – ad altre cantine note operanti sul territorio del Cirò. In altra parte, le uve sono state autonomamente trasformate nella cantina di famiglia ed il prodotto è stato venduto ancora mosto, principalmente sul mercato locale. A seguire, le uve prodotte sono principalmente trasformate nella cantina aziendale e il prodotto viene commercializzato sia sfuso che imbottigliato.

Se prova a tornare indietro con la memoria, quando ha capito che questa doveva essere la Sua strada? Magari è rimasto folgorato da qualcosa o da qualcuno?

Sono ultimogenito di una numerosa famiglia (eravamo dieci figli – dei quali due caduti nella 2^ guerra mondiale), sin da ragazzo ho seguito la coltivazione della vite perché affascinato dall’attenzione che il papà ed i miei due fratelli maggiori dedicavano ai vigneti
All’epoca la proprietà e i frutti che dava consentiva alla famiglia di avere una posizione agiata, assistere all’evoluzione produttiva della vigna era una cosa fantastica: dalla selezione dei tralci spogli della pota secca a quella della pota verde; dalla cura delle gemme ai grappoli. E a conclusione del ciclo, la vendemmia, un motivo unico di festa.

La Sua giornata tipo?

Sveglia alle ore 4:30-5:00.
In campagna dalle ore 6:00, organizzo e seguo i lavori degli operai; alterno la mia presenza anche in cantina dove opera mio figlio Antonio, il quale ha il compito di curare ogni particolare cui desidero sia rivolta attenzione. Dopo il pranzo, un passaggio in cantina e poi  ritorno in campagna per verifiche e migliore organizzazione delle attività agricola.

 

Brevemente, mi descriva i Vostri vini.

Sono dell’avviso che il vino nasce in vigna: i nostri vini sono espressione del territorio sul quale sono prodotti: caratterizzati, quindi, dalle caratteristiche del terreno (franco-argilloso) e dal microclima del luogo sul quale sono prodotte le uve; a seguire, dal contenimento della quantità delle uve prodotte per ettaro e dalla cura nella loro trasformazione in cantina, caratterizzata dall’osservanza di un protocollo tradizionale e di famiglia.

Quale è la tipologia dei Vostri clienti?

I nostri vini sono rivolti unicamente al settore specialistico della ristorazione ed enoteca professionale.

Quali sono i vini più richiesti?

I vini più richiesti sono generalmente i rossi ed il rosato, in estate e principalmente nelle località marittime è il bianco quello predominante.

Effettuate vendite online?

No, non effettuiamo vendite online perché sono dell’avviso che per questa tipologia di vendite dovrebbe esserci una specifica organizzazione e una linea appositamente dedicata.

Cosa significa gestire un’azienda vitivinicola in Calabria?

La gestione di un’azienda è genericamente impegnativa: in Calabria lo è ancora di più in ragione delle vie di comunicazione inappropriate allo sviluppo dei trasporti in generale con conseguente aggravio dei costi.

Parliamo di viticoltura biologica. Quale è il Vostro parere, le Vostre scelte.

Come ho già detto in precedenza, rivolgo particolare attenzione al territorio e all’ambiente in cui sono impiantati i vigneti. Ciò nonostante, la nostra azienda non è biologicamente certificata, ma attua la cosiddetta “lotta integrata”. Tuttavia, partecipiamo ogni anno al programma di assistenza fitosanitaria della Camera di Commercio di Crotone. Operativamente, non facciamo impiego di concimi perché il terreno è fortemente ricco di azoto: solo sovescio. Con le tradizionali tecniche agronomiche salvaguardiamo la freschezza del terreno e con il diradamento dei grappoli, a decorrere dalla 2^ decade di agosto, non abbiamo necessità di altri supporti chimici.

In anni passati, i cosiddetti “vini e i vigneti del nord” avevano una supremazia rispetto ai vini e ai vigneti del meridione. Ora, invece, assistiamo già da qualche anno a una tendenza diversa, a volte anche inversa. Quale è il Suo parere?

A mio modesto parere, la Sua giusta osservazione da “investigatore” non sarebbe un particolare oggettivo, quindi da riferire ai vini ed alle vigne, ma soggettivo. Intendo significare che i vignaioli (e gli amministratori pubblici) del nord sono stati bravi a promuovere il territorio e, conseguentemente, le loro caratteristiche enogastronomiche.
Noi vignaioli meridionali, soggettivamente caratterizzati da una certa reticenza di tipo relazionale (e gli amministratori pubblici non hanno assolutamente rivolto alcuna attenzione al territorio), non abbiamo avuto la stessa astuzia e abbiamo rivolto prioritariamente la nostra attenzione al lavoro in vigna. Ciò ha determinato un valore aggiunto al nostro patrimonio viticolo che nel tempo ci ha resi ancora più perspicaci nelle relazioni promuovendo così il nostro territorio e le nostre tradizioni enogastronomiche.

 

In che misura la crisi economica ha pesato nel Vostro settore?

La crisi pesa su tutto e, quindi, anche sul nostro.
Ma il settore vinicolo sconta anche il peso della normativa che, come sicuramente tutti sappiamo, per coloro che guidano ha significativamente abbassato il tasso alcolemico consentito.

Una domanda che ho già rivolto ad altri indagati, rimanendo ancora in ambito “crisi economica”, secondo Lei c’è ancora possibilità di riuscire a contenere i prezzi, garantendo sempre la qualità?

Come in tutte le cose: volere e potere. Ma ciò potrebbe valere solo per le aziende a conduzione familiare, significando che si può continuare a garantire la qualità continuando a sacrificare qualcosa dalla “giusta” rimunerazione del lavoro in vigna ed in cantina.
 

Spesso il consumatore “medio” rimane confuso nel vedere la differenza di prezzo tra diverse etichette che offrono il medesimo tipo di vino. Differenze che a volte variano di diversi euro se non di decine di euro. La domanda sembra scontata, ma vorrei porla ugualmente: questa differenza è dovuta solo a fattori qualitativi o c’è dell’altro?

La differenza potrebbe essere riferita a fattori qualitativi, ma anche alle caratteristiche soggettive della cantina, ovvero se trattasi di una trading questa ordinariamente lavora ingenti quantità di prodotto e la qualità, ancorché generalmente buona, è di tipo industriale. Se il vino è posto in commercio da un viticoltore, che quindi trasforma le uve di produzione propria, il costo è sicuramente superiore e la qualità è quella di un prodotto artigianale.

In base alla Sua esperienza, quali consigli darebbe a chi desidera iniziare un’attività di viticoltura?

Il viticoltore oggi? Mica è semplice! Innanzitutto dovrebbe sapere le esigenze agronomiche di un vigneto, sapere come condurre i lavori in vigna, riconoscere le problematiche che potrebbe avere l’uva in relazione alle caratteristiche climatiche e, conseguentemente saper intervenire. Dovrebbe saper lavorare in cantina e conoscere i difetti e le problematiche che potrebbe avere il vino, sin da mosto. Non dovrebbe assolutamente sottovalutare le conoscenze commerciali: il mercato del vino e le minime tecniche di marketing da attuare per il proprio prodotto.

Escludendo il Cirò, Le sarei grato se mi indicasse, in ordine di preferenza, i 10 vini italiani, e non, che predilige.

1. Aglianico del Vulture, 2. Taurasi, 3. Barolo, 3. Fiano di Avellino, 4. Greco di Tufo, 5. Salice Salentino, 6. Nerello Mascalese, 7. Lugana; 8. Amarone, 9. Montepulciano D’Abruzzo, 10. Nero di Troia.

A livello internazionale, secondo Lei il Cirò quale posizione occupa o dovrebbe occupare.

Nel panorama internazionale non occupa una posizione primordiale, ma bisogna considerare che è un prodotto di nicchia. Ritengo che sia iniziato un percorso nuovo, grazie alla perspicacia dei nuovi giovani vignaioli del Cirò, in relazione al quale conquisterà sicuramente nuove posizioni.

Eventuali progetti futuri?

Innanzitutto, l’azienda sarà certificata biologica poiché, di fatto, opera con tali caratteristiche. Continueremo a lavorare meglio in vigna e in cantina al fine di raggiungere maggiori elementi migliorativi del vino Cirò DOC.
Per il futuro prossimo, stiamo lavorando a una nuova etichetta che avrà caratteristiche superiori a quelle attuali.

 

 

Ci vuole presentare le persone che collaborano con Lei in Azienda?

Mia moglie Rita, che collabora in ogni caso e coordina le diverse attività. I miei figli: 1. Giuseppe, laurea in consulenza professionale per le azienda, si occupa del marketing e le relazioni esterne; 2. Antonio, agrotecnico, cura ogni particolare in cantina, 3. Maria, studia giurisprudenza, si occupa dei rapporti con fornitori, banca, Consorzio di tutela e Camera di Commercio.

Personalmente, quale è il vino che Lei consumerebbe – o che consuma - tutti i giorni.

Consumo principalmente il Cirò rosso ed il rosato, occasionalmente il bianco.

 

 

Se vuole, può rilasciare una dichiarazione spontanea, meglio ancora una ricetta del Vostro territorio – con relativo abbinamento di vino - da dedicarmi…

Beh, è sicuramente meglio una ricetta del nostro territorio:

Pipi, Pruppu e Patate
peperoni, polpo e patate:

Si mette il polpo, cipolla e poca acqua in una pentola e si porta a cottura. In una padella antiaderente a parte, si mette l’olio con cipolla e i peperoni verdi di piccola taglia, una deliziosa varietà locale con una peculiare caratteristica: alcuni sono piccanti, altri no. I peperoni si devono tagliare a pezzi. Si aggiungono le patate crude tagliate a fette di circa mezzo centimetro di spessore ed il polpo tagliato a tronchetti. Si fa ultimare la cottura e si serve. Il vino che si abbina è il Cirò DOC rosso.

 



La ringrazio. Per adesso la lascio andare, ma non si illuda: l'Ispettore De Gustibus la osserverà con molta attenzione... e riguardo a questa indagine... mi raccomando... vino in bocca...

 


Ringrazio sentitamente la Famiglia Parrilla e in particolare il sig. Francesco. Le mie origini siciliane mi avvicinano molto a quella terra fantastica che è la Calabria, alla sua gente, alle sue tradizioni e ai loro fantastici prodotti enogastronomici.

 
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