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DIARIO DI VIAGGIO



DIARIO DI VIAGGIO

Gaetano Taverna
Diario tragicomico di un viaggio di lavoro.



Ennesimo viaggio di lavoro ad Amsterdam. Mi godo il pensiero di essere una persona importante, un vip, una star system, perché inaspettatamente la mia azienda non mi prenota il solito volo in economy e il solito albergo a tre stelle.
Guardo stupito i biglietti di volo, Business Class con la KLM, e la prenotazione dell’albergo, Grand Hotel di Amsterdam a piazza Dam, davanti al Palazzo Reale, un Hotel a 5 stelle con un nome che ricorda i tempi dello zar: NH Grand Hotel Krasnapolsky.
Arrivo a Fiumicino e già ho il primo impatto di come ci si sente quando uno ha un biglietto di Business Class: sala d'attesa con tutti i confort, poltrone reclinabili, hostess da favola che ti accolgono col sorriso da 75 denti, barman che ti fa l'occhiolino solo perché ha un cocktail libidinoso da farti assaggiare, giornali dove ci sono solo notizie rassicuranti senza alcun cenno a guerre, attentati, rapine, violenze.
Particolare da non trascurare: tutti hanno un telefonino attaccato all'orecchio, o meglio, con auricolare bluetooth, e tutti discutono di affari, borsa dei titoli che cala, meeting strategici, appuntamenti a New York o Sidney.
Anch'io mi metto il telefonino all'orecchio per non essere da meno, senza però auricolare bluetooth perché il mio cellulare già è tanto se funziona come semplice telefono. Solo che la mia conversazione telefonica, più che sull'andamento del Portafoglio Titoli della Borsa, verte sull'andamento del portafoglio della famiglia e sull'ennesima discussione con mia moglie per chi deve andare a prendere i bambini a scuola.
Altra prerogativa di chi ha un biglietto di Business Class è l'eliminazione di tutte le file: avete presente quando tutti sono in fila con bagagli, bambini urlanti, suocere svenute, e si vedono passare davanti i privilegiati che parlano da soli con il bluetooth all’orecchio!?
Supero anch’io la fila chilometrica e non ho il coraggio di guardare negli occhi le persone in fila.
Una volta in aereo, incrocio invece lo sguardo di una fata, una bionda mozzafiato con un sorriso che ti imbambola.
Mi accomodo al mio posto, comodo, largo, mentre invece quelli dell'Economy hanno i posti da puffo e qualche volta neppure quelli.
Con un po' di disappunto, da Business Class, mi accorgo che la fata è dedicata alla zona dell'Economy, mentre invece in Business c'è una specie di donna cannone che quando cammina provoca delle vibrazioni che costringono il pilota a correggere la rotta.
C'è anche un assistente di volo maschio, che di maschio forse ha solo un accenno di barbetta, perché per il resto è tutt'altro. Per mia fortuna è lui a doversi occupare di me e non la donna cannone, visti gli sguardi atterriti dei passeggeri a cui la solerte cicciona propone, anzi, impone, le consumazioni.
Roma Amsterdam sono circa 2 ore e mezza di volo, durante le quali la differenza di biglietto è significativa: in Economy aspetti con ansia che passi qualcuno a offrirti la consumazione, di solito un bicchiere di qualche bevanda, un panino al formaggio olandese dal colore sospetto e un caffè o un thé le cui origini a nessuno è dato di saperlo.
In Business invece inizi con un drink in bicchieri di vetro, poi ti dedichi a un lunch o una dinner in stile grand restaurant, poi ancora altri drink e, dulcis in fundo, anche il gelato! Il bello è che ogni volta sei chiamato per nome come se fossi un vecchio cliente. Alla fine arrivi ad Amsterdam con la pancia piena e praticamente ubriaco.
Ma il destino è sempre in agguato.
Arrivo al Grand Hotel e già mi pregusto l'accoglienza da svariate centinaia di euro a notte in una stanza da sogno.
Dopo un inizio illusorio per il commesso che con solerzia mi porta il bagaglio e mi accompagna in camera, arriva la prima delusione: la stanza è una specie di buco ricavato da un ballatoio sovrastante la hall dell'albergo.
Mi siedo pensieroso sul letto e mi ritrovo quasi a terra perché il materasso e la rete sono così soffici che è come se non esistessero. Vado a lamentarmi per la stanza e per il letto too soft, ma non mi si cacano per niente. Dopo varie insistenze, mi offrono una bella tavola da mettere sotto il materasso (senza aumenti di prezzo, conveniente, no?).
La notte è un incubo, perché dormire sopra la hall di un Grande Hotel è come dormire sopra lo stadio olimpico quando c'è il derby Roma - Lazio.
Il giorno dopo, finito il meeting di lavoro, rientro a Roma sempre in Business Class, e mi pregusto il trattamento del viaggio di andata.
All'aeroporto supero al solito tutte le file, ma all'improvviso vengo bloccato da diversi armadi quattrostagioni che fanno spazio per far passare qualcuno.
Insisto per andare avanti reclamando il mio diritto di avere la fila riservata come Business, ma vengo spinto in mezzo a quelli dell'Economy.
Seppur in olandese, capisco qualche nota di soddisfazione da parte di qualcuno di questa fila.
Finalmente mi fanno passare e quando entro in aereo, capisco il motivo di tanta agitazione: metà Business è occupata da diverse star system donne e dal loro entourage.
Non capisco chi sono le stars system, so che sono tutte stupende e che il viso di una mi dice qualcosa, ma poi mi accorgo che quello che osservo non è il viso...
Durante il volo, l'intero equipaggio si dedica esclusivamente alla star system più "evidente". Ogni tanto qualcuno del suo entourage canta e capisco allora che si deve trattare di una band o qualcosa di simile.
Mi alzo per andare al bagno, ma anche uno degli armadi quattrostagioni dell'entourage si alza per andare al bagno. Incurante della mole possente che sta prendendo il sopravvento, scarto di lato con una finta alla Cassano e mentre l'armadio pensa di essere arrivato per primo, sbuco non so come davanti a lui ed entro dentro il bagno.
In bagno penso che al rientro al mio posto avrei potuto vedere bene chi fossero le star system e mentre penso a questo il destino mi fa capire di essere sempre in agguato: il rubinetto del lavabo, da me più volte sollecitato per potermi lavare le mani, decide di offrirmi, compreso nel prezzo da Business, una bella innaffiata nella zona dei pantaloni dove non si dovrebbe mai vedersi del bagnato.
Cercando di asciugare con della carta, anziché assorbire, allargo ancor di più la macchia di bagnato.
Intanto qualcuno sta bussando alla porta del bagno e già mi immagino l'armadio furente che se la sta facendo sotto.
Esco dal bagno e provo a camminare in maniera da celare il più possibile la macchia.
L'armadio grugnisce qualcosa ed entra nel bagno. Io procedo sul corridoio e vedo che le star system, che di solito immagino non ti si cagano affatto, in quel momento mi stanno osservando divertite. Poi capisco il perché: data la mia altezza e la mia strana camminata per celare la macchia, sembro o il Gollum del Signore degli Anelli che tiene stretto il "mio tesoro", o Quasimodo in una delle sue migliori interpretazioni ne “Il Gobbo di Notre Dame”.
Arrivato a Roma, e dopo che le star system e il loro entourage si sono volatilizzati, non prima aver dedicato sorrisi a fotografi e persone che chiedevano autografi, qualcuno mi dice finalmente chi sono: Anastacia, con la sua band, e le attrici di Sex and City!
Al rientro a casa, vengo pure assalito dagli improperi di mia figlia perché non avevo riconosciuto Anastacia e perché non le avevo chiesto un autografo.
Da quel giorno a casa mia non si sente altro che Anastacia in "Left outside alone".

 


 
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