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LA RICERCA



LA RICERCA

Gaetano Taverna
Racconto natalizio.


Già, forse è proprio vero che a noi Angeli tocca sempre il lavoro più duro...

Ma a chi interessa d'altronde? Laggiù sono tutti occupati a cercare di sopraffarsi l'uno con l'altro, e quassù sono tutti occupati a cercare di consolare chi è rimasto sopraffatto da quelli laggiù. E per non parlare di quegli altri, i cornuti malefici per intenderci, che come gli giri le spalle... zac!

Ora, state a sentire, il Principale mi dice vai giù perché sta nascendo mio Figlio e devi annunciare al mondo che è nato!

Ok! Vado. Non vi nascondo però anche una certa emozione. Dovete sapere che quassù in questi nove mesi ci siamo tutti preparati: c'è chi ha fatto con le nuvole dei golfini all'uncinetto, c'è chi invece ha ricamato con i capelli d'angelo delle lenzuola, c'è perfino chi ha raccolto i sogni più belli rinchiudendoli in un cofanetto d'oro!

Bah, sono sempre stato un vecchio sentimentale… Ok, non trascuriamo il lavoro, corro giù.

E mentre sto per toccare terra, mi ricordo con terrore che non ho chiesto al Principale dove nascerà il Pargol Divin. Va bene, mi dico, dove vuoi che nasca il Figlio di Dio?

E così mi reco nel regno più ricco e più prospero della Terra, dove regna il re più ricco e più prospero, nel castello più bello, più ricco e più prospero della Terra.

Volo veloce per tutto il regno e poi anche nel castello stesso, ma sento solo silenzio e un profondo vuoto.

Gli sguardi delle persone sono spenti e il re stesso non fa altro che guardare il cielo come se fosse in attesa di qualcosa.

Chiedo se sanno di un bambino che è nato, ma ricevo solo insulti e sberleffi.

Allora, parto di nuovo e questa volta arrivo nel regno più sapiente e colto della Terra, dove regna il re più istruito e più dotto, nel castello più ricco di libri che si sia mai visto sulla Terra.

Volo veloce per tutto il regno e poi anche nel castello stesso, ma sento solo silenzio e un profondo vuoto.

Gli sguardi delle persone sono spenti e il re stesso non fa altro che guardare il cielo come se fosse in attesa di qualcosa.

Chiedo se sanno di un bambino che è nato, ma ricevo solo insulti e sberleffi.

Allora, prendo il volo e questa volta arrivo nel regno più povero e più malato della Terra, dove regna solo la fame e la sofferenza.

Le case sono spoglie e in rovina, ma con mia meraviglia mi accorgo che gli sguardi delle persone sono vivi e accoglienti.

Volo veloce e sento musiche di festa e risate gioiose.

Allora chiedo se sanno di un bambino che è nato e loro mi indicano con un dolce sorriso una stalla maleodorante.

Mi avvicino e i miei occhi non riescono a trattenere l’emozione.

D’altronde l’avevo detto: sono un vecchio sentimentale!

 
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