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COME NASCE UNA SPIA TRA I FORNELLI



COME NASCE UNA SPIA TRA I FORNELLI

Una spia tra i fornelli: un romanzo, ma non solo....

 

UNA SPIA TRA I FORNELLI
Avventure e ricette di un cuoco italiano

In questa pagina vorrei presentarvi l'avventura letteraria che sto vivendo illustrandovi come è nato il romanzo.

Molti di voi già mi conoscono, alcuni di essi conoscono anche questa mia nuova attività, altri magari non pensavano che potessi arrivare a tanto. Dico tanto perché in effetti riuscire a pubblicare un libro in Italia non è cosa facile.
Di sicuro, dietro a tutto ciò, c’è stato un percorso, certamente non pianificato, di cui, per quanto mi riguarda, ne ho avuto la consapevolezza solo con il tempo e la quotidianità della vita.
Un percorso che ha tenuto conto di quell’assimilazione di cultura, di sensazioni, di emozioni, di contatti, direi proprio di vita, che giorno dopo giorno mi ha coinvolto, direi proprio come una spugna che assorbe i liquidi che le stanno attorno: parliamo quindi di sensibilità della persona. Ma tiene conto anche di una discreta abilità nello scrivere, di una tecnica di scrittura (che si può avere come dote personale e/o che si può acquisire attraverso la partecipazione a corsi specifici).
Questa sensibilità e questa capacità già potrebbero essere delle buone basi di partenza per un’avventura letteraria. Ma non basta, è necessario avere anche qualcosa da raccontare, qualcosa che non soddisfi esclusivamente il proprio ego, ma che possa colpire gli altri, chi ti sta attorno, ma soprattutto chi non ti sta attorno, ovvero i lettori sconosciuti, questi strani personaggi ai quali volente o nolente, se ti imbarchi in questa avventura, ne devi tener conto necessariamente.

Quindi, sensibilità, capacità, creatività. Ora, per completare questo percorso manca ancora una cosa. Si può parlare di saper cogliere l’attimo, il carpe diem per intenderci, di opportunità, ma alla fine è sempre quella: una gran bella fortuna, oppure un gran bel c..., fate voi...
Non è un caso, comunque, che “Una spia tra i fornelli” sia stato pubblicato: nella sua costruzione c’è stato da parte mia un lavoro meticoloso, una verifica passo passo di quello che scrivevo. Ogni scena raccontata è stata da me come costruita a tavolino, e ha un motivo preciso per essere presentata proprio in quel determinato momento della narrazione. Ogni personaggio ha una propria caratterizzazione tenendo conto del contesto, del momento vissuto, di cosa c’era stato prima e di cosa ci sarebbe stato dopo.
Potrei dire che non ho utilizzato quindi una scrittura emotiva e di getto, molto bella di per sé, ma che il più delle volte soddisfa solo chi la scrive e non altri.
Entrando nel merito del romanzo che ho scritto, vorrei mettere in risalto solo i tre aspetti che lo caratterizzano:

• il contenuto di carattere gastronomico e quello di carattere sociale
• il ritmo narrativo utilizzato
• la caratterizzazione del personaggio principale.

La letteratura moderna spesso si riferisce alla cucina come elemento base della vita quotidiana, basti ricordare l’investigatore spagnolo Pepe Carvalho di Manuel Vàzquez Montalbán, con le sue ricette della cucina popolare spagnola inserite in romanzi gialli. Oppure il romanzo Afrodita di Isabel Allende con ricette, racconti e altri afrodisiaci (come descritto dal sottotitolo). Per poi tornare con la memoria al Nero Wolf di Rex Stout, con le sue manie gastronomiche, o al commissario Maigret di Simenon con le sue visite approfondite alle brasserie francesi.
Il romanzo “Una spia tra i fornelli” cerca invece di andare oltre la mera degustazione da “gourmet” classico, puntando l’attenzione del lettore nel “dietro le quinte” della cucina professionale. Una cucina, però, non esclusiva, ma che si ispira alla tradizione regionale della cucina italiana.
Un’altra innovazione è l’integrazione gastronomica con la cucina araba, permettendo al lettore di conoscere preparazioni e piatti equilibrati nel gusto e nella presentazione.
La cucina quindi è il filo conduttore dell’intero romanzo, ma si integra perfettamente nella struttura narrativa presentata, senza distogliere l’attenzione del lettore.
Le ricette dei piatti presentati sono descritte in un’appendice in calce al romanzo, offrendo al lettore la possibilità di conoscere e di cimentarsi autonomamente cogliendo in prima persona le sensazioni di gusto descritte nel romanzo.
Il contenuto di carattere sociale, invece, passa attraverso la caratterizzazione di uno dei personaggi principali, Jamal, l’aiuto chef di origini Tuareg.
E’ una figura chiave del romanzo e riesce a trasmettere le potenzialità positive di un’integrazione multiculturale che vuole rispettare le culture e le religioni coinvolte. Nel romanzo si percepisce l’amicizia di fondo che caratterizza il rapporto tra i due cuochi. Amicizia che permette di rispettare gli spazi e le abitudini altrui non senza quella curiosità di conoscere ed approfondire la diversità di cultura.
Rispetto al contesto del romanzo riferito al mondo arabo, il libro offre anche un approfondimento in controtendenza presentando non solo delle interpretazioni che rispettano la cultura araba ed islamica, ma anche delle ricette tipiche della cucina araba. Il lettore così ha la possibilità di tornare a respirare quelle atmosfere orientali di una volta non inquinate dalle tragedie e dalle guerre nonché dai pregiudizi degli ultimi anni.
In ogni caso, ci tengo a precisare che il libro è stato scritto in tempi non sospetti, nel 2000.
Per ultimo il ritmo narrativo.

Il prologo del romanzo trascina il lettore immediatamente in un’atmosfera carica di tensione ed incertezza per poi condurlo in un lungo flashback dove l’azione viene presentata alternativamente con eccitazione o con tensione. Il lettore percepisce e condivide lo spirito di avventura dei due cuochi inseriti loro malgrado in un contesto di spionaggio “più grande di loro”.
Il ritmo è eterogeneo, alternando momenti di tensione, con diversi colpi di scena, compreso l’immancabile finale a sorpresa, a momenti più leggeri, legati alla cucina e all’aspetto edonistico del personaggio principale.
Questi, Davide Sali, diventa protagonista suo malgrado in un’avventura di spionaggio internazionale. Personaggio inconsueto per le spy story classiche, a partire dal “physique du role” più coerente come cliché alla professione di chef che svolge. Altezza medio bassa, grassottello, gaudente della vita, geloso della sua privacy e dei suoi momenti di relax, passati ad ascoltare musica classica e rock d’autore e a degustare vino rosso d’annata e sigari toscani. Dotato di un olfatto straordinario, sfrutta questa dote sia nel lavoro sia nella vita di tutti i giorni. Ingenuo e onesto, riesce con intraprendenza a trovare il lato eccitante di un’avventura rischiosa e lontana dal suo stile di vita, con la prospettiva di un guadagno economico interessante.
Il lettore ne ricava quindi un’immagine realistica di ingenuità confermando questa caratterizzazione atipica, da principianti, poco conforme ai cliché delle spy story classiche.