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I TRE CUSTODI



I TRE CUSTODI

Gaetano Taverna
Racconto ambientato nel Wilde West.

 

L’uomo camminava lentamente sulle dune del deserto dell’Arizona.
Il cavallo si era azzoppato il giorno prima e l’acqua nella borraccia era finita. L’uomo però non se ne preoccupava: altri erano i suoi pensieri.
Quel sogno così assillante, sempre lo stesso, così vivo, così reale. E quella voce di ragazzo che lo incitava a raggiungere un villaggio ai confini dell’Arizona. Non poteva essere soltanto un sogno.
Aveva sangue azteco nelle vene: i suoi antenati avevano combattuto gli spagnoli. E il suo istinto primordiale di indio lo aveva convinto che quel sogno o, forse, incubo, aveva qualcosa di reale e che doveva scoprirne il significato.
L’uomo sapeva però che così sarebbe dovuto uscire allo scoperto. Tornare in circolazione con una dannata taglia che pendeva sulla sua testa, vivo o morto, era un grosso rischio.
Controllò le sue armi, un fucile a canne mozze che portava legato dietro la schiena e il machete appeso alla cintola, e proseguì il suo cammino.
 

Il villaggio di Goldenville aveva perso ormai da tempo la sua vitalità. I filoni d’oro erano ormai esauriti e le poche persone rimaste cercavano di sopravvivere gestendo la stazione di transito delle diligenze e il passaggio dei mandriani che procedevano con il bestiame verso i ricchi mercati dell’est.
Un posto dannatamente dimenticato da Dio, ma che almeno né lui né il demonio ci mettevano su la zampa.
Era così che diceva Karyn, una delle proprietarie dell’unico saloon di Goldenville, l’Old Arcade. Era fiera del locale che aveva messo su dopo tanti sacrifici insieme alle sue vecchie amiche Patti e Caroline. Ogni sera Karyn si esibiva allietando gli avventori con la sua voce e la musica del pianoforte che suonava con grande vitalità, mentre le sue socie si dedicavano al bancone del saloon e alla cucina.

Lo sceriffo Mike Fox non si sarebbe mai immaginato che in quel polveroso villaggio tre donne avrebbero potuto resistere da sole nella gestione del saloon. Nella sua città di Horseville i saloon erano gestiti solo da uomini e le donne erano occupate a fare ben altro.
“Buon giorno sceriffo. Ancora non siete scappato via da questo posto infernale!” disse sorridendo Patti mentre puliva il bancone.
“E come farei senza le vostre birre e bistecche?”.
“Storie, voi siete qui per qualcos’altro! - disse Karyn raggiungendo l’uomo al tavolo - Allora, non ce lo volete dire perché è qui?”.
“E se ve lo dico, cosa mi date in cambio?”.
“Non ci provate, sceriffo, noi siamo in tre e siamo ben agguerrite...” disse Caroline uscendo dalla cucina con un coltellaccio in mano che non prometteva bene.
“Ok, ho capito. Io sarò buono, ma voi per favore non insistete con le vostre domande. Ok?”.
Karyn gli sorrise e annuì con la testa.
“Che vi porto per colazione?”.
Il cigolio della porta del saloon distolse però l’attenzione dei presenti.
L’uomo era pieno di polvere e non emanava di certo un buon odore.
Mike notò subito il fucile a canne mozze che portava legato dietro la schiena e il machete appeso alla cintola.
Il cuore gli sobbalzò: in tutto il West c’era solo un uomo che portava un fucile del genere in quella maniera.
L’uomo si tolse il cappello e senza alzare lo sguardo chiese una pinta di birra.
Patti lo squadrò con uno sguardo poco amichevole.
“Senti amico, mi stai sporcando il saloon. Prendi la birra e sparisci subito. Siamo intesi?”.
L’uomo non si scompose, lasciò la birra sul bancone insieme alle sue cose e uscì dirigendosi verso un vascone pieno d’acqua utilizzato per l’abbeveraggio dei cavalli. Si girò di spalle e si lasciò cadere in acqua facendo schizzi da tutte le parti.
Quando riemerse si diresse nuovamente nel saloon.
Patti provò a protestare, ma lo sguardo dell’uomo la bloccò.
L’uomo bevve la birra con tutta calma.
“E’ da tanto che non ti si vede in giro, eh Snake?”
Mike aveva la mano appoggiata sul calcio della pistola.
“Dalla puzza che hai non puoi che essere uno sceriffo”.
“Già, Mike Fox, sceriffo di Horseville”.
“Non è il tuo territorio, sceriffo, quindi non mi stare a rompere”.
“Se un serpente velenoso come te esce allo scoperto ci deve essere un buon motivo. E io lo voglio sapere”.
Snake non ascoltò lo sceriffo, riprese le sue cose e si diresse a un tavolo vuoto.
Mike si sedette vicino a lui.
Caroline portò qualcosa per i due uomini che mangiarono in silenzio.
Lo sceriffo osservava l’altro domandandosi perché Gonzalo Vegas conosciuto come Snake, il serpente, avesse tirato fuori il naso dalla tana dove si era nascosto negli ultimi tempi.
Improvvisamente il silenzio venne interrotto da una voce dall’esterno.
“Ehilà brava gente, vediamo cosa potete fare per il grande Johnny Warner!”
Mike sbuffò
“Ci mancava solo lui!”
Solo le tre donne puntarono lo sguardo verso il nuovo arrivato che si stava avvicinando al bancone. Era vestito in completo nero, e portava alla cintura due pistole luccicanti.
“Allora, cosa abbiamo qui? Uh... tre belle fatine che vorranno soddisfare le mie voglie!”
“Senti bellimbusto, qui si beve e si mangia. E se hai voglia di qualcos’altro dovrai fare i conti con mio fratello!” disse duramente Patti da dietro il bancone.
“Ah sì? E chi sarebbe tuo fratello?”
“Si chiama Winchester e mi tiene compagnia notte e giorno”, rispose Patti puntando il fucile in faccia all’uomo”.
Johnny Warner si fece subito serio intuendo che la donna non stava scherzando.
“Anziché stare a importunare chi sta lavorando, vieni a sederti vicino a noi”.
“Sceriffo Fox, che sorpresa. Ma perché hai detto noi quando al tavolo sei solo?”
Mike si girò e si accorse che Snake era sparito.
“Johnny Warner, sempre a caccia di taglie?”
“E’ il mio lavoro, lo sai, e lo faccio onestamente”.
“Già, senza contare però le truffe al poker a discapito di onesti giocatori”.
“Mi stai offendendo, sceriffo... io, un baro?”, rispose sorridendo Johnny.
“Oggi potrebbe essere il tuo giorno fortunato... oppure no...”, disse Mike cambiando tono di voce.
Johnny intuì. Si alzò girandosi e impugnando le due pistole. Si bloccò subito perché di fronte al suo viso si ritrovò il vuoto di due canne mozze di un fucile. I due uomini si guardarono tesi, pronti a sparare l’uno contro l’altro.
“Guarda guarda chi si vede... Gonzalo Vegas detto Snake!”.
“Lascia cadere le tue pistole Warner se non vuoi che il tuo viso si ritrovi con un doppio zero appiccicato!”
Johnny si fece serio. Non avrebbe mai immaginato che in quel posto così sperduto avrebbe potuto incontrare l’uomo a cui stava dando la caccia da tanto tempo.
“Eh no! Questo no! Andate ad ammazzarvi da un’altra parte!” urlò Karyn avvicinandosi senza timore.
“Ragazzi calmatevi – intervenne Mike – abbassate tutti e due l’artiglieria e parliamo, ok?”.
“Io non sono venuto per cercare rogne. Ho attraversato il deserto per scoprire una cosa. Poi me ne andrò via”, disse Snake senza distogliere lo sguardo da Johnny. Poi inaspettatamente, abbassò il fucile voltando le spalle ai due uomini.
“Dove stai andando?”, urlò Johnny prendendo la mira.
“Vado a pisciare”.
Mike sghignazzò. Johnny abbassò le armi e si sedette più rilassato.
“Ora ho proprio bisogno di bere sul serio. Ehi, tirate fuori il vostro miglior whisky. La mia gola è più arsa del vostro deserto in piena estate!”
I tre uomini rimasero soli nel saloon. Calò uno strano silenzio. Lo sceriffo squadrò a fondo gli altri due che intanto sorseggiavano il loro whisky osservandosi con disprezzo.
“Allora, dato che non avete voglia di parlare, lo faccio io – disse Mike ad un certo punto – Non pensate che sia strano che ci siamo incontrati tutti e tre in questo posto dimenticato da Dio?”.
“Che vuoi dire dannato di uno sceriffo?” chiese Johnny.
“Voglio dire che non ho mai creduto alle coincidenze. Voglio dire che ognuno di noi è qui per un motivo preciso. O sbaglio?”.
Il cacciatore di taglie fece un mezzo sorriso, ma non sembrò divertito. Snake invece non si scompose e continuò a bere il suo whisky.
“Beh, io potrei averlo un motivo – rispose Warner – ed è qui davanti a me. Vero Snake?”
“Già... – riprese Mike – scommetto 100 dollari che se Snake non si fosse fatto vivo, tu non lo avresti trovato mai!”
Passarono altri minuti di silenzio. Mike osservò ancora una volta gli altri due e decise che era ora di scoprire le carte.
“Tre mesi fa feci un sogno. C’era un ragazzo, si chiamava Xochipilli . Mi disse che sarei dovuto andare in un villaggio ai confini dell’Arizona. Mi disse che avrei dovuto trovare un uomo potente e pericoloso e cercare di fermarlo. Mi disse che se non lo avessi fatto sarebbe scoppiata una specie di apocalisse. Io nel sogno resistevo, perchè non credevo a quello che il ragazzo mi diceva. Lui allora mi entrò nella testa... lo so che sembra incredibile, ma è proprio questa la sensazione che ebbi nel sogno... mi entrò nella testa e mi fece vedere davvero l’apocalisse. Merda... mi sono pisciato sotto dalla paura... non mi vergogno di dirlo!”
Mentre Mike parlava, Johnny lo osservò con un espressione dura. Snake, invece, alzò lo sguardo verso lo sceriffo.
Fox si fermò e si accorse che aveva preso l’attenzione anche delle tre donne che intanto si erano avvicinate.
“Ma non è finita qui. Da allora, non c’è notte che non faccia lo stesso sogno, che non senta le stesse voci, le stesse sensazioni, le stesse paure... Ecco perché sono qui.
“Già... che merda di sogno... – disse Johnny – ... e il bello è che il villaggio che quel diavolo di un ragazzo indica nel sogno è proprio questo: Goldenville!”
Lo sceriffo sgranò gli occhi incredulo.
“Nel mio di sogno, l’uomo potente e pericoloso da fermare si chiama Cortez. E nel vostro?” chiese con tono monocorde Snake sicuro della risposta degli altri.
“Non è possibile... – disse Mike - abbiamo fatto tutti e tre lo stesso sogno... è incredibile”.
“Stronzate – risposte Johnny – ecco cosa sono, stronzate... come quelle che lascia il mio cavallo dopo che ha mangiato!”
“Stronzate hai detto? Che io sia dannato se davvero queste cose sono stronzate”, disse una voce all’entrata del saloon.
Si trattava del dottor Steve Ray, mente storica della regione e famoso per il suo grado di preparazione medica nonché per il suo grado alcolico.
“Ehi Doc... perché dite queste cose?” chiese curiosa Karyn.
“Si dice in giro che ci sia un uomo ricco e potente che si fa chiamare Cortez. Sembra che abbia radunato le peggiori bande di Mescaleros della regione e che stia razziando i ranch e i villaggi che incontra sulla sua strada”.
“E allora? – chiese Johnny.
Il dottor Ray si avvicinò al bancone.
“Si dice anche – riprese Doc dopo aver buttato giù un generoso sorso di whisky – che stia cercando qualcosa... Un maledettissimo tesoro azteco!”
La parola tesoro richiamò l’attenzione di tutti.
“Ho l’impressione, caro Doc, che questa mattina vi siete alzato già sbronzo”, disse Patti con ironia.
“Accidenti a tutti voi, non sono mai stato più lucido... Non posso sbronzarmi proprio ora che ho davanti a me i tre custodi del tesoro!”
"I tre... cosa?", disse Johnny con un mezzo sorriso.
Il dottore chiese ancora da bere e iniziò a raccontare.
Raccontò di un antico tesoro che gli aztechi, in fuga dagli spagnoli, nascosero nella regione. Raccontò dei monili magici del tesoro che avrebbero potuto dare, a chi ne fosse entrato in possesso, un potere sovrumano. Gli aztechi prima di sparire lo nascosero bene e si raccomandarono agli dèi affinché il tesoro non fosse andato in mano a nessuno.
“Quell’uomo sta cercando il tesoro azteco per arricchirsi, ma anche per appropriarsi di questo potere divino”.
“E noi tre che c’entriamo?” chiese lo sceriffo scettico per quello che stava ascoltando.
“C’è una leggenda che parla di questo tesoro... dice che se il tesoro fosse stato in pericolo, gli dèi avrebbero inviato tre uomini a difenderlo. I tre custodi!”.
Una risata interruppe il racconto del dottor Ray.
“Questa è la più grossa stronzata che abbia mai ascoltato - disse Johnny – uno sceriffo, un cacciatore di taglie e un bandito. Tre custodi di un antico tesoro... puah”, lo sputo centrò in pieno la sputacchiera.
“Sì, anch’io non credo a queste cose...”, disse serio lo sceriffo Fox.
“Ammesso che il tesoro esista – riprese Warner - che interesse avremmo noi di fermare questo Cortez?”
Il dottore cercò, con un altro sorso di whisky, di trovare una risposta valida alla domanda del cacciatore di taglie. Ma non ci riuscì, perché la sua attenzione come quella degli altri fu attirata dal fragore dei cavalli e degli spari che giunse all’improvviso da fuori.
Pochi secondi dopo un gruppo di 6 uomini entrò con passo lento. Camminavano vicini osservando uno ad uno le persone del saloon. Si disposero lungo il perimetro interno del locale. Poco dopo la porta del saloon si aprì e tutti poterono intravedere, in controluce, una figura umana imponente. Indossava un lungo impermeabile nero, un capello a larghe falde e un paio di occhiali tondi scuri. Lentamente si diresse al bancone. Si girò e rivolse il viso ai presenti. Mike, Johnny e Snake lo riconobbero subito e ognuno capì in cuor suo il significato del sogno e perchè qualcosa o qualcuno gli aveva chiesto di fermare Cortez.
“Allora, le cose stanno così – disse l’uomo con una voce bassa e profonda – Il mio nome è Cortez e voi potreste avere una cosa che a me interessa”.
La tensione crebbe d’intensità.
“Sono lo sceriffo Mike Fox e credo di avere un conto in sospeso con te. Ti ricordi di mia sorella che hai violentato e ammazzato brutto figlio di puttana?”, urlò Mike alzandosi in piedi con la pistola in pugno.
Cortez si girò osservando bene lo sceriffo.
“Il mio nome è Johnny Warner: ti ricordi di mio padre che si è ucciso dopo che gli hai distrutto il ranch e rubato il bestiame?”
Cortez volse lo sguardo sul cacciatore di taglie che si alzò in piedi impugnando le pistole.
“Nel villaggio erano rimasti solo gli anziani, le donne e i bambini – disse Snake con uno sguardo che agghiacciò gli altri - Gli uomini erano andati a caccia. Tu arrivasti con la tua banda. Sopravvisse solo un bambino. Io!”. E senza battere ciglio, Snake, il serpente, colpì. Sparò i due colpi del fucile a canne mozze centrando i tre Mescaleros più vicini a lui. Prima che gli altri banditi reagissero, Mike e Johnny spararono centrando in pieno petto i rimanenti Mescaleros.
Cortez rimase immobile con un ghigno stampato sul viso.
“I tre custodi!”, disse con tono sarcastico.
Partirono gli spari. Il saloon si riempì del fumo della polvere da sparo. Mike e Johnny, con le pistole, e Patti, con il suo fucile, rimasero fermi con le armi fumanti in mano.
Cortez guardò divertito i buchi nel petto e nella pancia da cui usciva copiosamente un liquido scuro. Cominciò a ridere e la risata fece venire i brividi ai presenti, anche perchè i buchi delle pallottole si chiusero come se nulla fosse successo. Ridendo però non si accorse del movimento veloce alle sue spalle e questo gli fu fatale.
Il colpo di machete di Snake arrivò come una saetta: la testa recisa di Cortez rotolò, schizzando sangue dappertutto, fino a fermarsi distante dal corpo che si afflosciò inerme in terra.


Due giorni dopo, le tre donne riaprirono l’Old Arcade. Mike, Johnny e il dottor Ray si erano dati da fare con le tre donne a ripulire tutto. Snake, invece, aveva fatto perdere nuovamente le sue tracce subito dopo lo scontro nel saloon: approfittando della confusione, si era dileguato portando con sè i cavalli degli uomini uccisi.
“Che farai ora?”, chiese Mike a Johnny.
“Non so... Andare alla caccia di Snake è inutile. Avrà cancellato le sue tracce come al suo solito. E poi, dopo questa faccenda ho bisogno di rilassarmi un po’. Le sale da gioco di Tucson mi aspettano... E tu?”
“Ritorno a Horseville. Ma credo già di sapere dove passerò la mia vecchiaia. Se ci arriverò...”.
E facendo l’occhiolino a Karyn, girò il cavallo dirigendosi verso nord.

 
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