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IL MIO DISCORSO DI FINE ANNO: 2016



IL MIO DISCORSO DI FINE ANNO: 2016

Il mio discorso di fine anno del 31 dicembre 2016 pubblicato su Facebook: una mia personale analisi su quanto accaduto nel corso del 2016 nella mia vita e nel mondo circostante, e gli auspici per il 2017. Auguri !!

 

 

Questo è il mio quarto discorso di fine anno... Non sono in giacca e cravatta, ma sono in pigiama e ciabatte e dietro a me non c'è la bandiera dell'Italia, ma quella della Magica Roma...

Il mio 2016...

Sono diversi gli stati d’animo vissuti: il mio 2016 è stato un anno di attese, di speranze, di soddisfazioni, di scoperte, ma anche di disagi, di delusioni e di malessere. Un anno dove spesso ho scelto di chiudermi a riccio come forma di autodifesa per non dire di sopravvivenza.
Chi mi conosce sa che da sempre il mio carattere mi porta a vivere il mondo con energia e passione, ma non sa che spesso, soprattutto in quest’anno, mi sono trovato nella condizione di dover tornare sui miei passi e chiudere delle porte che avevo aperto.
Una chiusura verso l’esterno dettata forse da disagio, forse da intolleranza, forse da delusione, verso quelle manifestazioni umane che sanno tanto di arroganza, protagonismo, egoismo, disprezzo, pregiudizio, quel voler avere ragione a tutti i costi che non permette l’ascolto o la disponibilità verso chi la pensa diversamente.
La mia non è un’arresa, diciamo che è un arretramento tattico per evitare di rimanere coinvolti e capire meglio a distanza come reagire, se necessario.
Di certo, il vivere in una città come Roma non aiuta, anzi, forse i disagi sono condizionati da quanto accade giorno dopo giorno in questa città stupenda e terribile, con la sua violenza e arroganza quotidiana.
Non che da altre parti la situazione sia migliore: sono certo che in molte altre realtà italiane e non solo, esistano disagi simili, se non peggiori, condizionati dal modus vivendi attuale.

Un 2016 difficile, anche per i fatti nazionali e internazionali che sono accaduti.

Primo fra tutti il terremoto nell’Italia Centrale: certo, io non sono stato colpito direttamente, ma il disagio che ho vissuto, oltre al dolore e tristezza per quanto accaduto, è stato quello di non aver potuto dare una mano in Protezione Civile, come ho fatto in passato per altri eventi.
A seguire, le stragi jihadiste in Europa (Nizza, Bruxelles, Berlino), che però hanno dimostrato che la gente non vuole vivere nella paura.
Potrei menzionare la Brexit, di cui sinceramente non me ne può fregare di meno, o la vittoria di Trump alle presidenziali USA, di cui, purtroppo, sono convinto che ne sentiremo parlare non bene. Nota a margine: Obama – a mio avviso grande statista – per gli scrittori e sceneggiatori americani, non è stato fonte di grande ispirazione per romanzi e sceneggiature di film di azione. Trump lo sarà di certo.

Delle tante persone scomparse, più o meno famose, vorrei ricordare il grande David Bowie, che da sempre ha accompagnato la mia vita; Umberto Eco, mio maestro di scrittura; Marco Pannella, di cui non sempre ho condiviso le sue battaglie politiche, ma che rimpiango per il vuoto politico che ha lasciato; Mohammed Alì, che mi ha sempre affascinato, pur non amando particolarmente il pugilato; Bud Spencer, perché come si fa a non averlo amato nei film girati insieme a Terence Hill? Dario Fo, perché è stato uno dei più grandi artisti italiani del nostro secolo; Fidel Castro, perché volente o nolente è stato un grande protagonista della storia; Carrie Fisher, perché l’immagine sensuale della principessa Leila in bikini metallico dorato non si può dimenticare.

Ma tra le persone scomparse, vorrei ricordare Giulio Regeni, un ragazzo che aveva voglia di conoscere il mondo e di migliorarlo, un mondo che però non lo ha protetto e ha permesso che uno studente italiano, in Egitto per studiare, venisse torturato brutalmente e ucciso. Un mondo dove gli interessi economici valgono più del diritto alla giustizia.
Infine vorrei ricordare Aleppo e i bambini uccisi a causa di una guerra senza senso: ricordo che stiamo parlando di un conflitto che sta durando da cinque anni. Scriveva Oriana Fallaci nel suo romanzo “Un Uomo” del 1979: “L’abitudine è la più infame delle malattie, perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d’averla addosso ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.

Il 2016, però è stato anche un anno di soddisfazioni familiari e professionali e ciò è la riprova che, a fronte dei disagi esterni, la migliore risposta è valorizzare e apprezzare il “cerchio ristretto”, quello familiare, quello degli amici veri, quello del posto di lavoro, laddove sia possibile.

Il 2017 che vorrei…

Per quanto mi riguarda, non ho particolari ambizioni o desideri, se non quelli finalizzati alle aspirazioni dei miei figli. Per me desidero solo avere un po’ più di salute e sentirmi in forza per mantenere la posizione e non arretrare.
But, I have a dream: vorrei che il 2017 sia l’anno della concordia, politica, economica, sociale, familiare. Basta con le barricate, il muro contro muro, le diffidenze, i pregiudizi, le prese di posizione, gli antagonismi fini a se stessi: anche se il mondo che ci circonda sta facendo di tutto per evitare di venirsi incontro, la migliore risposta non può essere quella di adeguarsi allontanandoci, ma semplicemente remare contro corrente e trovare la via per avvicinarci.
Lo so, è utopia pura la mia, ma mi fido di quello che diceva Oscar Wilde “Una carta del mondo che non contiene il Paese dell'Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l'Umanità approda di continuo. E quando vi getta l'àncora, la vedetta scorge un Paese migliore e l'Umanità di nuovo fa vela”.
Ma non c’è bisogno di chissà quale tipo di rivoluzione o cambiamento radicale per avvicinarsi, basterebbe cominciare dal nostro universo più vicino, quello che riguarda se stessi, e poi la famiglia, gli amici, il lavoro, e così via. Si dice metaforicamente gettare il cuore oltre l’ostacolo (io non lo potrei fare perché anche il mio cuore non è che sia così atletico...): io direi più semplicemente almeno proviamoci, se non altro per evitare di avere dei rimpianti se e quando ci accorgeremo che avremmo fatto meglio a farlo.

Questi sono i miei auspici per il 2017 per tutti noi.

Come gli anni scorsi, aggiungo anche l’augurio di vivere con gusto che è l’unica medicina che ci permette di sentirci vivi !
Affettuosi e gustosi auguri a tutti e alle persone a cui volete bene !!

Gaetano Taverna


 
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