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IL MIO DISCORSO DI FINE ANNO: 2015



IL MIO DISCORSO DI FINE ANNO: 2015

Il mio discorso di fine anno del 31 dicembre 2015 pubblicato su Facebook: una mia personale analisi su quanto accaduto nel corso del 2015 nella mia vita e nel mondo circostante.

 

Questo è il mio terzo discorso di fine anno... Non sono in giacca e cravatta, ma sono in pigiama e ciabatte e dietro a me non c'è la bandiera dell'Italia, ma quella della Magica Roma...

Non mi piace guardare indietro perché scopro una marea di cose che non ho fatto o che avrei potuto fare meglio. Ma non posso non farlo.

Il mio 2015...

Che dire, se non che davvero i mesi sono volati, e non è un’affermazione banale perché penso che sia la naturale deduzione per i ritmi di vita che conduciamo, ritmi che non ti permettono di fermarti, posare lo zaino, e apprezzare le persone e le occasioni incontrate lungo la strada (si nota l’influenza scout??).
L’unico rammarico è proprio questo, e me ne duole, perché le cose puoi ritrovarle, ma le persone non sempre le ritrovi e quando ti accorgi della loro assenza, si crea un vuoto incolmabile.
Per contro, quando crei le occasioni per ritrovarti con persone che magari avevi perso di vista, o che sentivi sporadicamente, allora ne apprezzi pienamente la bellezza e la gioia che sono parte e motivo dell’incontro.
Così è stato a settembre, quando ho organizzato una reunion di vecchi amici scout appartenenti allo stesso gruppo, alla stessa parrocchia. Con alcuni, addirittura, era dagli anni ’70 che non ci si incontrava. Le rughe, gli acciacchi, i capelli bianchi (laddove ancora crescono…), i chili di troppo, non ci hanno impedito di rivivere sensazioni ed emozioni appartenenti al nostro passato, al nostro vissuto.
L’incontro, però, più bello, più importante e più emozionante è stato quello che ho avuto a maggio con Papa Francesco. Certo, come credente, come cattolico, aver percepito certe emozioni potrebbe essere stato naturale. Sono convinto, però, che chiunque avesse vissuto quel momento, ne avrebbe ricavato una ricchezza particolare.
Aver servito la messa da lui celebrata e averlo poi incontrato di persona, anche se per poco tempo, mi hanno lasciato in uno stato di grazia che ancora adesso, al solo ricordo, ritorna con tutta la sua forza e la sua energia.
In passato ho avuto altri incontri ravvicinati con diversi pontefici, soprattutto con San Giovanni Paolo II, ma quello che ho avuto con Papa Bergoglio devo riconoscere che mi ha toccato nel profondo e spero che il ricordo rimanga forte nel tempo.

Per quanto riguarda il mondo circostante, il 2015 è stato un anno dove la violenza dell’uomo si è potuta esprimere ai massimi livelli. L’Isis e le sue azioni di terrore e di guerra in diverse parti del mondo, e non solo a Parigi, hanno lasciato e stanno lasciando il segno. Un segno che sta condizionando tutte quelle persone che ritengono che la guerra dell’Isis (e la guerra all’Isis), sia una guerra di religione, facendo così il gioco dell’Isis stessa. Persone che a mio avviso giudicano troppo banalmente un fenomeno di più ampia portata. Ora, finché queste persone sono dei “comuni mortali”, come me, gli eventuali danni sono limitati. Diventano invece gravi quando ricoprono cariche politiche, e non mi sto riferendo soltanto ai capi di stato esteri, ma anche a quei politici italioti e ai loro media, pronti a sfruttare cinicamente l’onda emotiva contro il diverso, lo straniero, il musulmano, ecc.

A tal proposito, sono nauseato da quei fenomeni di xenofobia italiota, spesso istigati da personaggi o organizzazioni a dir poco inquietanti, con sceneggiate e barricate contro la presenza degli extracomunitari nel territorio. Ritengo che questi fenomeni di razzismo all'italiana siano anacronistici, ritengo che queste persone, ma soprattutto chi li istiga, chi li strumentalizza, siano l'emblema di una società chiusa ed egoista che non può non preoccupare e che io rifiuto. Come anche non può non preoccupare, quelle scelte degli amministratori politici o dei prefetti che impongono una presenza di poveri disgraziati in un determinato territorio senza un minimo di pianificazione e di coinvolgimento dei cittadini locali.

Tornando solo un attimo alla guerra in medioriente, le vere vittime, senza nulla togliere alle persone colpite nei diversi attentati, sono le migliaia di profughi costretti a fuggire dal loro paese e dall’orrore della guerra. L’immagine del bambino senza vita sulla spiaggia turca è un’offesa per l’intera umanità.
Ma se le vere vittime sono loro, i veri carnefici, oltre all’Isis, sono anche quei governi che hanno osteggiato in tutti i modi l’accoglienza di questi profughi, dimenticando le sofferenze patite dai loro sopravvissuti alla seconda guerra mondiale.
Ma ormai, tutto sta avvenendo nel silenzio e in quel disinteresse che spesso sa di autodifesa, anche se, per fortuna, non ancora così generalizzato.
Non ho paura della cattiveria dei malvagi, temo il silenzio degli onesti", diceva Martin Luther King.

Sulla politica italiana, calo un velo pietoso…

Il 2016 che vorrei…

A livello personale ho un’unica ambizione: pubblicare il nuovo romanzo. Su ciò, mi affido alla mia agente Juliane. Speriamo che il nuovo anno possa sbloccare uno stallo che sta durando da troppo tempo.
Allargando la veduta, non posso non auspicare il meglio ai miei figli, alle prese chi, con l'esame di maturità, e chi, con gli esami universitari.
Allargando ancora l’inquadratura, vorrei che ci sia più consapevolezza reale sulle potenzialità che abbiamo e che invece le nascondiamo o, peggio, le rinneghiamo.
Diceva Charles Bukowski a proposito del Natale: “È Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima, mentre le persone sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con le persone accese”.
Ecco, il mio augurio per tutti è che possiamo accenderci, non con intermittenza, ma con una luce fissa e luminosa.

Come l’anno scorso, aggiungo anche l’augurio di vivere con gusto che è l’unica medicina che ti permette di sentirti vivo !
Affettuosi e gustosi auguri a tutti e alle persone a cui volete bene !!

 
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