Il Gusto di Scrivere - La Scrittura del Gusto - IL MIO DISCORSO DI FINE ANNO: 2018
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IL MIO DISCORSO DI FINE ANNO: 2018

Il mio discorso di fine anno del 31 dicembre 2018: una mia personale analisi su quanto accaduto nel corso del 2018 nella mia vita e nel mondo circostante, e gli auspici per il 2019. Auguri !!


 

 

Questo è il mio discorso di fine anno 2018. Personaggi molto più autorevoli di me, ma anche meno autorevoli, si alternano per presentare le loro analisi, i loro bilanci e i loro commenti sul 2018 e gli auspici per il nuovo anno. Da parte mia, provo a offrire un mio piccolo contributo, giusto per condividere delle riflessioni con chi vorrà spendere un paio di minuti per leggermi.

Il mio 2018...

A livello personale è stato l’anno in cui ho raggiunto la fatidica età di 60 anni. No, dico, 60 anni! Accidenti, se mi guardassi allo specchio, a parte qualche “ruga un po’ feroce sugli zigomi” (Lucio Dalla & Gianni Morandi – Vita), non mi sembrerebbe affatto di dimostrare l’età che ho. Poi non vi dico se mi dovessi guardare dentro. Fin dai primi mesi, il mio unico obiettivo è stato quello di festeggiare alla grande questo evento per me eccezionale, insieme alle persone a cui voglio bene (famiglia, parenti, amici). A giugno, il mese del mio compleanno, ho organizzato un viaggio in Sicilia, nella mia Randazzo, e devo dire che è stato un momento molto bello perché la festa ha riunito un bel gruppo di familiari.
A seguire, altri eventi festosi, occasioni per incontrarsi dal vivo, cosa che rimane sempre più difficile farlo, soprattutto da quando i social media e le applicazioni di messaggistica sono diventati il mezzo di comunicazione più utilizzato.

Se a livello personale, il 2018 è stato un anno gradevole, non posso dire la stessa cosa a livello sociale e politico.
La società italiana è sempre più orientata a un egoismo esasperato. Le esigenze e gli interessi personali prevaricano sempre più spesso quelli di carattere pubblico. Tuttalpiù, si cerca di circoscrivere all’interno di una cerchia ristretta la condivisione di interessi, guardandosi bene a non coinvolgere altre persone. Non sto scoprendo l’acqua calda, lo so bene, anzi, da un punto di vista sociale tale condizione è vista come una forma di autodifesa, ma direi anche come una forma di protesta, visto le delusioni avute allorquando gli interessi pubblici, la visione pubblica e sociale delle idee, delle azioni, delle scelte, hanno tradito le aspettative.

In questo fenomeno di egoismo esasperato, entrano a gamba tesa purtroppo, le quotidiane manifestazioni di razzismo e di intolleranza a cui  assistiamo inermi. Le precedenti scelte politiche non sono state in grado di gestire in maniera efficace e duratura il fenomeno migratorio, ma ciò non può e non deve giustificare, senza se e senza ma, gli atti di intolleranza di chiara matrice razzista che avvengono in Italia (e non solo), ma anche, direi in maniera ancor più drammatica, le scelte politiche e gli interventi governativi di contrasto all’integrazione (vedi, a mero titolo di esempio, Riace e quanto realizzato da Mimmo Lucano).

Viviamo un epoca dove la differenza economica, sociale, tra Nord e Sud del mondo è sempre più marcata, e chi vive nel Sud mondiale non può non essere attratto dai miraggi del Nord. È del tutto anacronistico (nonché inumano), alzare muri ed eliminare quei pochi ponti, per salvaguardare poi che cosa? La falsa ricchezza del Nord, sempre più circoscritta a pochi eletti? Oppure una cultura del Nord sempre più consumistica, corrotta ed egoista? No, grazie, non fa per me. E per quanto possa contare la mia posizione, sarò sempre dalla parte di chi soffre e si danna per dare un futuro a se stesso e alla sua famiglia, a prescindere dalla provenienza e dal colore della pelle. E non parlo solo dei migranti provenienti dall’Africa, ma anche di quei tanti italiani che vivono con difficoltà, per non dire che si barcamenano per sopravvivere.

A livello politico, regna ormai sovrano il disordine. Partiti che sulla carta sembravano in antitesi, per loro convenienza, si sono alleati, ma direi anche che si sono prostituiti, pur di andare al governo. Un fenomeno non nuovo, purtroppo, che ricorda i famigerati accordi di renziana memoria con il partito del nemico numero uno, il Berlusca.

Il merito degli attuali governanti è stato quello di essere stati capaci di sfruttare il vuoto politico che il centro sinistra ha lasciato anche per la mancata chiarezza sulle scelte e sulle alleanze politiche. Una confusione che potrebbe sommergere anche gli attuali governanti, soprattutto per i repentini e opportunistici dietro front rispetto alle promesse elettorali che hanno fatto abboccare tanta gente illusa e speranzosa.

Quello però che lascia l’amaro in bocca è la presenza di personaggi inquietanti e incompetenti che stanno giocando sulla pelle degli italiani e si pavoneggiano con arroganza e meschinità forti del loro ruolo istituzionale di ministro, sottosegretario, deputato, senatore. Ormai mi rifiuto di ascoltarli o di seguirli sui media, la nausea è tanta, ma quello che mi disturba sono quelle reazioni davvero miopi di tante persone che pur di difenderli non vogliono fare alcuna analisi critica perché sanno che potrebbero essere contraddetti in un attimo. Quello che fanno è soltanto ribattere con richiami ai precedenti governanti, da cui lo slogan davvero banale: “E allora il PD?”

Se una squadra di serie A non riesce a fare risultato, anzi, spesso perde delle importanti partite, non è che l’allenatore, la dirigenza, per giustificarsi o anche solo per difendersi, danno la colpa ai precedenti allenatori o ai precedenti giocatori. Si assumono invece la responsabilità di quanto stanno facendo ora, in questo preciso momento.
Con gli attuali governanti, non solo a livello nazionale, ma direi anche a livello territoriale (vedi il dramma di Roma), il dar subito colpa a quelli che li hanno preceduti è diventato ormai un alibi noioso, banale e sempre meno credibile, anche per il proprio elettorato.

Accennavo al dramma della città dove vivo: Roma. La Città Eterna, la Capitale di Italia, la città con la più alta concentrazione di beni archeologici, storici, architettonici e archivistici al mondo, è ridotta a un degrado che non ha mai avuto. Ma qui non voglio incolpare soltanto l’attuale governo cittadino, ma anche molti cittadini o sedicenti tali, che se ne fregano altamente di rispettare i parchi, le strade, i marciapiedi, i mezzi di trasporto o in generale rispettare le cose pubbliche, della serie: se una cosa è pubblica allora ne faccio quello che mi pare. Se è una cosa mia, allora la rispetto e la curo. E qui torniamo a quell’egoismo esasperato di cui accennavo prima.

Il 2019 che vorrei…

Come ho detto in altre occasioni simili, per quanto mi riguarda non ho particolari ambizioni o desideri, se non quelli finalizzati alle aspirazioni dei miei figli. Per me desidero avere soprattutto un po’ più di salute e sentirmi in forza per mantenere la posizione e non arretrare. E poi, mi auguro di riuscire a pubblicare i due romanzi che ho scritto e che al momento sono in valutazione presso delle importanti case editrici. Sono ormai molti anni che mi dedico con passione alla scrittura creativa, anche se in Italia non è semplice riuscire ad emergere come autore. Chi mi conosce sa che sono un tipo tenace che non si arrende tanto facilmente e quindi non mi resta che attendere buone notizie dalla mia agente letteraria, nonché cara amica, Juliane Roderer. Nel frattempo sto già impostando le basi per un nuovo romanzo, tanto per non perdere il vizio.

A livello più vasto, mi auguro che gli italiani possano aprire gli occhi, ma soprattutto possano essere più sensibili e attenti, in una parola, più solidali, non solo verso se stessi. Il nostro si dice che sia un Paese meraviglioso, ma rispetto alle potenzialità presenti, sono davvero poche, anzi, direi che siano una minoranza, le persone che ne hanno cura dedicandosi in maniera gratuita e spontanea.

Un altro auspicio è quello di essere meno materialisti. Abbiamo bisogno di riscoprire quella spiritualità, non necessariamente di carattere religioso, che ci permetta di trascendere dai momenti, dai fatti, dalle cose che ci circondano, percependo qualcosa che possa aprire la nostra anima, le nostre menti.

« C'ero, prima di nascere? No. Ci sarò dopo la morte? No. Che sono? Un po' di polvere tenuta insieme da un organismo. Che cosa debbo fare su questa terra? Ho la scelta: o soffrire, o godere. Dove mi condurrà la sofferenza? Al nulla; ma avrò sofferto. Dove mi condurrà il godimento? Al nulla; ma avrò goduto. La mia scelta è fatta; poiché bisogna essere mangiatore o mangiato, io mangio; meglio essere il dente che l'erba. […] Coloro che son riusciti a procurarsi questo mirabile materialismo hanno la gioia di sentirsi irresponsabili e di pensare che posson tutto divorare senza inquietudine, cariche, sinecure, dignità, potere bene o mal acquisito, palinodie lucrose, utili tradimenti e saporite capitolazioni della coscienza perché, a digestione finita, entreranno nella tomba. » -- Victor Hugo, I Miserabili, 1862.

Il mio ultimo auspicio è quello di riscoprire un po’ umanità in noi stessi. Senza usare troppe parole, per capirci meglio, riporto di seguito una famosa citazione del filosofo settecentesco Jean-Jacques Rousseau, che anch’egli sintetizza in maniera chiara il mio pensiero.

« Uomini, siate umani, è il vostro primo dovere; siate umani verso tutte le condizioni, verso tutte le età, verso tutto ciò che non è estraneo all'uomo. Quale saggezza può mai esistere fuori dell'umanità? »

Questi sono i miei auspici per il 2019. Come al mio solito, aggiungo anche l’augurio di vivere con gusto che è un’ottima medicina per sentirsi vivi.

Affettuosi e gustosi auguri a tutti e alle persone a cui volete bene !!

Gaetano Taverna